Il vice ministro dalla fiera di Bari ‘Se due pugliesi sono sul podio significa che il Sud ce la può fare’
Un pizzico di imbarazzo per il forfait del capo del governo non risparmia anche un politico navigato come Filippo Bubbico, dice il ministro dell`Interno, uno degli uomini di governo presenti all`inaugurazione della Fiera del Levante (in prima fila, al suo fianco, siedono i sottosegretari Bellanova e Donghia). «C`è delusione da un lato ma anche tanto entusiasmo dall`altro. Capisco la scelta del Premier, due italiane che si contendono lo scettro del più importante torneo di tennis del mondo è un avvenimento storico, troppo importante per non esserci. Ma capisco anche il dispiacere dei tanti amici pugliesi che avrebbero voluto ascoltare Renzi sul Mezzogiorno», dice l`esperto politico lucano.
Un`occasione persa, dunque?
«Non credo, anche perché la presenza del governo a questo appuntamento è massiccia. È la dimostrazione di quanto sia centrale l`esigenza di fare ripartire il Paese attraverso il Mezzogiorno. In fondo, la storia di Flavia e Roberta è il paradigma di questo impegno».
Ma cosa c`entrano i successi di Pennetta e Vinci con la strategia che il governo vorrebbe mettere in campo per il rilancio del Sud?
«Intanto prendiamo atto del fatto che se due pugliesi sono riuscite ad arrivare sul tetto del mondo tennistico, vuol dire che tutto il Mezzogiorno può farcela alla stessa maniera. I loro sacrifici, il sostegno che hanno avuto dalla Federazione e dallo sport italiano ripropone uno schema di lettura che può applicarsi anche ad altri campi: il sistema -paese deve sostenere i talenti che crescono anche nel Meridione garantendo loro le stesse occasioni presenti in altre aree della Nazione».
È una bella responsabilità per un governo che, lo dimostra proprio il caso-Emiliano, non sembra essere ancora riuscito a trovare il giusto feeling con le Regioni meridionali.
«Partiamo dalla consapevolezza che esiste un impegno forte del governo verso il Sud, motivato dall`esigenza di recuperare l`efficienza e le condizioni di crescita che nel sistema pubblico e privato del Mezzogiorno sono pericolosamente diminuite in questi ultimi anni. Certo, le Regioni devono abituarsi a considerare che gli eccessi non servono. Conosco le motivazioni che hanno spinto la Puglia a dissentire dal progetto della ‘buona scuola’ ma ricordo che il tema della formazione afferisce ad una competenza nazionale sancita dalla Costituzione. Muoversi al di fuori di questa logica non fa bene né alle Regioni né ai loro cittadini».
Lei crede veramente che sia possibile, con questa dialettica così complicata, dare vita ad un fronte unico delle Regioni meridionali?
«Io credo che la coesione in quest`area del Paese, alle prese ancora con forti problemi economici e sociali, era e rimane indispensabile. Devo anche ammettere che è sbagliato affidare a sindaci e governatori appena eletti la risposta immediata a problemi che invece richiedono necessariamente tempi lunghi di soluzione. La politica è condannata a trovare le giuste scadenze mentre i cittadini, spesso giustamente, chiedono tutto e subito. Il cambiamento è importante, decisivo, ma non è mai semplice».
Le tensioni tra Renzi ed Emiliano non sono la spia di un malessere forte all`interno del PD?
«Non ingigantiamo a tutti i costi una dialettica politica che anche da un punto di vista storico è una costante del nostro Paese. Se noi guardiamo ai risultati prodotti in Italia nei due decenni compresi tra i11960 e il 1980, avremo un bilancio nettamente superiore a quello dei due decenni successivi. E pure in quei primi decenni la durata media dei governi era di pochi mesi, mentre quella dei decenni successivi è stata nettamente più lunga. Cosa vuol dire? Che è la struttura amministrativa dello Sato il vero segreto della stabilità».
Un`occasione persa, dunque?
«Non credo, anche perché la presenza del governo a questo appuntamento è massiccia. È la dimostrazione di quanto sia centrale l`esigenza di fare ripartire il Paese attraverso il Mezzogiorno. In fondo, la storia di Flavia e Roberta è il paradigma di questo impegno».
Ma cosa c`entrano i successi di Pennetta e Vinci con la strategia che il governo vorrebbe mettere in campo per il rilancio del Sud?
«Intanto prendiamo atto del fatto che se due pugliesi sono riuscite ad arrivare sul tetto del mondo tennistico, vuol dire che tutto il Mezzogiorno può farcela alla stessa maniera. I loro sacrifici, il sostegno che hanno avuto dalla Federazione e dallo sport italiano ripropone uno schema di lettura che può applicarsi anche ad altri campi: il sistema -paese deve sostenere i talenti che crescono anche nel Meridione garantendo loro le stesse occasioni presenti in altre aree della Nazione».
È una bella responsabilità per un governo che, lo dimostra proprio il caso-Emiliano, non sembra essere ancora riuscito a trovare il giusto feeling con le Regioni meridionali.
«Partiamo dalla consapevolezza che esiste un impegno forte del governo verso il Sud, motivato dall`esigenza di recuperare l`efficienza e le condizioni di crescita che nel sistema pubblico e privato del Mezzogiorno sono pericolosamente diminuite in questi ultimi anni. Certo, le Regioni devono abituarsi a considerare che gli eccessi non servono. Conosco le motivazioni che hanno spinto la Puglia a dissentire dal progetto della ‘buona scuola’ ma ricordo che il tema della formazione afferisce ad una competenza nazionale sancita dalla Costituzione. Muoversi al di fuori di questa logica non fa bene né alle Regioni né ai loro cittadini».
Lei crede veramente che sia possibile, con questa dialettica così complicata, dare vita ad un fronte unico delle Regioni meridionali?
«Io credo che la coesione in quest`area del Paese, alle prese ancora con forti problemi economici e sociali, era e rimane indispensabile. Devo anche ammettere che è sbagliato affidare a sindaci e governatori appena eletti la risposta immediata a problemi che invece richiedono necessariamente tempi lunghi di soluzione. La politica è condannata a trovare le giuste scadenze mentre i cittadini, spesso giustamente, chiedono tutto e subito. Il cambiamento è importante, decisivo, ma non è mai semplice».
Le tensioni tra Renzi ed Emiliano non sono la spia di un malessere forte all`interno del PD?
«Non ingigantiamo a tutti i costi una dialettica politica che anche da un punto di vista storico è una costante del nostro Paese. Se noi guardiamo ai risultati prodotti in Italia nei due decenni compresi tra i11960 e il 1980, avremo un bilancio nettamente superiore a quello dei due decenni successivi. E pure in quei primi decenni la durata media dei governi era di pochi mesi, mentre quella dei decenni successivi è stata nettamente più lunga. Cosa vuol dire? Che è la struttura amministrativa dello Sato il vero segreto della stabilità».