Federico Fornaro, senatore della sinistra dem, ha scritto un libro utile in previsione dei prossimi appuntamenti elettorali. Si tratta di `Fuga dalle urne` (Epoké edizioni).
Il governo ha deciso: si voterà due giorni, sia alle comunali del 5 giugno sia al referendum di ottobre. Giudizio?
«E un modo per favorire e aumentare il numero dei cittadini che si recherà ai seggi, quindi il giudizio è positivo. Poi, certo, votare su due giorni è un anomalia tutta italiana. In Europa si vota un giorno solo, di solito la domenica, e in Gran Bretagna, addirittura in un giorno feriale. In Italia si è votato un giorno solo alle Regionali del 1995 e del 2000 e alle Politiche del 1996 e del 2001, poi siamo entrati in tempi di spending review».
Parliamo dell`astensionismo. Com`era e com`è diventato?
«Durante la prima Repubblica, quando la partecipazione al voto in Italia era a dir poco bulgara, con tassi che superavano il 90Vo, l`astensionismo era fisiologico, riguardava soggetti marginali. Tra la fine della Prima e l`inizio della Seconda Repubblica nasce il fenomeno dell`astensionismo intermittente: serve a punire la propria parte politica. Una scelta di contrarietà e di rifiuto, quindi un astensionismo consapevole. Il fenomeno cresce fino ad esplodere nel 2013».
Con il 2013 si arriva alle ultime politiche: lei parla di una vera `tempesta perfetta`. Perché?
«Perché si sommano tre fenomeni: l`astensionismo fisiologico, l`astensionismo consapevole e una nuova
categoria di astensioni che deriva da tre fattori: il peso sempre minore dei partiti; il giusto sentiment dei cittadini di essere deprivati della propria sovranità statuale per mano di enti sovranazionali, europei e internazionali che non sono stati eletti; l`asse di orientamento delle scelte politiche da quello classico (destra/sinistra) passa a quello attuale (forze sistema/antisistema) con forze antisistema diverse (N15 S, Lega).
Previsioni del `meteorologo`. Fornaro per le prossime elezioni?
Chi vuol vincere le elezioni ha davanti tre fasce di elettori: il 40% sa già cosa votare, ha già deciso e nulla farà loro cambiare idea; il 40% di elettori intermittenti decide in base all`offerta politica del momento, ai candidati in campo e a come si sveglia quella mattina (un milione di elettori decide chi votare il giorno del voto!); il 20% di astensionisti cronici, del tutto irrecuperabili. Vince chi ne convince di più nella seconda fascia, gli intermittenti.
Non credo che si supererà il 65% dei votanti, due terzi degli aventi diritto. Al referendum, invece, Renzi dovrà fare un calcolo diverso e portare a votare più di 13 milioni di elettori, oltre il 50% dei votanti. Se la cifra resta sotto i 13 milioni, perde».