«Al posto di Renzi eviterei la prospettiva di passare alla storia come il segretario che ha spaccato il Pd e lo ha portato ad arrivare terzo alle prime e uniche elezioni politiche alle quali ha partecipato»: questo è il consiglio che Miguel Gotor, storico e senatore dem, dà al segretario del Partito Democratico perché eviti l`accelerazione sul voto anticipato senza un congresso e senza primarie le cui conseguenze, secondo l`ala bersaniana, renderebbero inevitabile la loro uscita dal partito: «Non potremmo garantire più nulla».
D`Alema sta aprendo la strada a una scissione dal Pd. Bersani sembrava escluderla, ma ora appare più disponibile. Lei seguirebbe questo progetto?
«Insieme con altri sono impegnato a fare di tutto per tenere insieme il Pd e Bersani lo ha guidato per 4 anni portandolo al governo del Paese. Credo che le elezioni a giugno, senza intervenire sulla legge elettorale, siano un grave errore politico che il Pd pagherà duramente, accodandosi a Grillo e a Salvini e facendo cadere il terzo governo a guida Pd nella stessa legislatura. Se si andrà al voto anticipato senza che il partito sia reso contendibile, come in passato, con primarie aperte e una vera discussione sulla linea politica, credo che sarebbe Renzi a scindersi dalla storia e dai valori del Pd per come l`abbiamo conosciuto finora, e gli esiti sarebbero aperti: non potremmo garantire più nulla. Al posto di Renzi eviterei la prospettiva di passare alla storia come il segretario che ha spaccato il Pd e lo ha portato ad arrivare terzo alle prime e uniche elezioni politiche alle quali ha partecipato».
La minoranza cosa chiederebbe a Renzi adesso?
«Chiediamo di rivedere la legge elettorale armonizzando i due mozziconi di norme usciti dalle sentenze della Corte. Per noi è prioritario abolire i capolista bloccati che formeranno il 70 per cento della prossima Camera e ridurre l`ampiezza dei collegi, perché solo così si può provare a recuperare la frattura tra istituzioni e cittadini e a contenere le spinte antisistema. Affrontare le elezioni senza finanziamento pubblico con il sistema delle preferenze e con collegi di 600 mila abitanti alla Camera e milioni di cittadini al Senato significa indebolire ulteriormente la democrazia italiana, perché prospereranno la corruzione, l`invadenza dei sistemi criminali e il guinzaglio corto di chi ha i soldi. Non voglio una democrazia incerta tra oligarchia e plutocrazia: questo è il nodo che interroga la sinistra italiana e dovrebbe interrogare quanti hanno a cuore le sorti del Pd».
Crede che l`aggregazione attorno a D`Alema potrebbe raccogliere il 10%?
«È possibile. Ci sono tanti cittadini senza partito che non vogliono votare né Renzi, né Grillo. Ricordo che in una terra dall`alta partecipazione civica come l`Emilia-Romagna alle ultime elezioni regionali si è verificato un vero sciopero del voto e ha partecipato il 37 per cento degli aventi diritto».
Su chi pensa si debba puntare per una formazione a sinistra? Il movimento di Pisapia, Sinistra Italiana?
«Il Pd deve rimanere ancorato ai valori del centrosinistra e impegnarsi con generosità a organizzare quel campo. Se diventa un`altra cosa, nel metodo e nei contenuti dell`azione politica, ne prenderemo atto rivolgendoci, nel nuovo impianto proporzionale, al popolo della sinistra diffusa con un messaggio di unità, a partire dai protagonisti di quella scissione silenziosa che purtroppo è già avvenuta in questi anni».
Pensa che il congresso anticipato sia necessario? Quando? Parteciperà alla raccolta di firme sul referendum interno che ha proposto Emiliano, insieme a Boccia?
«Renzi ha rifiutato il congresso anticipato perché avrebbe dovuto dimettersi da segretario in base allo statuto. Per me l`opzione ideale è che il congresso si tenga in autunno, nei tempi fisiologici e, dopo una discussione vera e avere messo mano alla legge elettorale, si vada a elezioni. Se si vota a giugno la leadership del Pd dovrà essere contendibile con primarie aperte e tutti gli strumenti per
raggiungere questo obiettivo sono condivisibili».
Quindi non pensa che si debba andare a votare per forza alla fine della legislatura. Al di là della volontà di Renzi, dopo il referendum lo chiedono in molti.
«Trovo il dibattito stucchevole e tutto interno al ceto politico. Dopo avere fatto una legge elettorale degna di un Paese moderno si può votare: servono collegi piccoli, l`abolizione dei capolista bloccati perché non si può avere una Camera di deputati con il 70 per cento di nominati da 5-6 “grandi nominatori”, un incentivo alla governabilità per evitare la frammentazione di un sistema proporzionale e armonizzare le soglie di ingresso e la doppia preferenza di genere anche al Senato. A mio parere sarebbe necessario rispondere alle richieste dell`Europa e non scappare da esse: grazie al risultato del 2013 abbiamo governato gli ultimi 4 anni e dovrebbero essere Gentiloni e il Pd a fare la prossima legge di stabilità, affrontando le difficoltà del caso».
La legge elettorale va corretta, voi proponete il Mattarellum 2.0, quindi siete quasi d`accordo con la maggioranza del partito? «La proposta unitaria del Pd è il Mattarellum e credo che quello proposto con le nostre correzioni sarebbe la migliore soluzione possibile. Ma bisogna confrontarsi con le altre forze`politiche non in modo strumentale: dire “o Mattarellum o voto” significa prendere in giro gli italiani come dei Narcisi viziati. Attenzione, però, perché gli italiani non sono stupidi e sapranno fare giustizia dei torti e delle ragioni di ognuno in un momento grave come questo».