Per usare una metafora adatta a lui, che è anche uno storico, possiamo dire che Miguel Gotor, senatore bersaniano, di fronte all`arrivo di Verdini in maggioranza alza il ponte levatoio. Ieri ha anche lanciato un invito al premier tramite hastag: «#RenzirottamaVerdini».
Magari, parlando il linguaggio di Renzi, quello di Twitter, vi capirete?
«Questa è l`intenzione» (ride).
Perché siete così ostili all`ipotesi di un nuovo gruppo in sostegno alla maggioranza?
«Pur sperando ancora che non avvenga, denunciamo un`operazione trasformistic a e chiediamo che il segretario Pd si impegni per l`unità del partito».
Verdini sarebbe funzionale proprio perché non la garantite voi.
«Non è così. Il problema è il contrario. E le spiego anche le ragioni. Renzi, almeno finora, non vuole ricercare l`unità del Pd non per puntiglio o per rimanere fedele alla sua immagine. Piuttosto vedo un disegno più profondo che ha l`obiettivo di cambiare l`identità di centrosinistra e la collocazione politica del Pd come forza neo-centrista».
Il Partito della Nazione?
«Sì, solitamente si utilizza questa formula che a me non piace. Io vedo un limite in tutto questo, quello di un partito pigliatutto che incrina il suo rapporto con l`elettorato di sinistra pensando di sostituirlo con quello della destra. Secondo me già queste Regionali hanno indicato che si tratta di un progetto sbagliato, perché il Pd in questo modo taglia il ramo sul quale è seduto. E poi, in tutta franchezza, eviterei di includere Verdini e gli amici di Cosentino in un simile progetto».
Eppure pareva che Renzi, prima delle regionali, avesse recuperato un bagaglio retorico caro alla sinistra. I partigiani, la lotta alla povertà…
«Ha detto bene, retorica e basta. Temo che si stia covando un progetto di partito che rompa a sinistra. Io non lo do per scontato. Spero fino all`ultimo che si possa raggiungere un`unità riformatrice del Pd e mi impegnerò per questo».
Il vostro documento dei 25 non è sembrato un inno alla coesione.
«C`è un mito da sfatare. Non è che una parte del Pd è favorevole al superamento del bicameralismo perfetto e un`altra è contraria. Tutto il Pd è d`accordo sia nel superarlo sia sul fatto che il prossimo Senato debba avere cento componenti. Detto, questo, però, abbiamo avanzato alcune proposte. Primo che quei cento senatori siano eletti direttamente dal popolo. In secondo luogo il ripristino di una serie di poteri di verifica e di controllo passati in prima lettura al Senato ma poi cancellati o attenuati alla Camera. Poi, alla luce dell`Italicum che è un sistema ‘ipermaggioritario’, proponiamo diverse modalità di scelta del Presidente della Repubblica e della Corte Costituzionale. Infine, chiediamo che su determinate leggi straordinarie, che riguardano bioetica, amnistia e indulto, sistema di voto nazionale, lib ertàreligiosa, ci sia un`approvazione bicamerale».
Renzi cosa vi ha risposto?
«Finora nulla, né lui, né il suo gruppo dirigente».
Il vostro Capogruppo al Senato Zanda ha invitato chi dissente a pensare all`interesse nazionale e a non utilizzare «tecniche da Ghino di Tacco».
«Siamo molto sensibili all`interesse nazionale e proprio per questo siamo impegnati a evitare che Verdini e gli amici di Cosentino siano utilizzati come stampella di questo progetto di riforma, che altrimenti rischierebbe di fallire».
Cioè, non lo voterete?
«Il processo di riforma deve includere quei punti che le ho esposto. E secondo me va in porto solo se il Pd è unito».
Quanto vi strizzate l`occhio con Fassina, Civati, e Landini?
«Sta dicendo una cosa fuori dall`orizzonte. Certo, loro sono amici e guardo con rispetto alle scelte compiute, ma noi siamo nel Pd come scelta strategica, non occasionale».
Magari, parlando il linguaggio di Renzi, quello di Twitter, vi capirete?
«Questa è l`intenzione» (ride).
Perché siete così ostili all`ipotesi di un nuovo gruppo in sostegno alla maggioranza?
«Pur sperando ancora che non avvenga, denunciamo un`operazione trasformistic a e chiediamo che il segretario Pd si impegni per l`unità del partito».
Verdini sarebbe funzionale proprio perché non la garantite voi.
«Non è così. Il problema è il contrario. E le spiego anche le ragioni. Renzi, almeno finora, non vuole ricercare l`unità del Pd non per puntiglio o per rimanere fedele alla sua immagine. Piuttosto vedo un disegno più profondo che ha l`obiettivo di cambiare l`identità di centrosinistra e la collocazione politica del Pd come forza neo-centrista».
Il Partito della Nazione?
«Sì, solitamente si utilizza questa formula che a me non piace. Io vedo un limite in tutto questo, quello di un partito pigliatutto che incrina il suo rapporto con l`elettorato di sinistra pensando di sostituirlo con quello della destra. Secondo me già queste Regionali hanno indicato che si tratta di un progetto sbagliato, perché il Pd in questo modo taglia il ramo sul quale è seduto. E poi, in tutta franchezza, eviterei di includere Verdini e gli amici di Cosentino in un simile progetto».
Eppure pareva che Renzi, prima delle regionali, avesse recuperato un bagaglio retorico caro alla sinistra. I partigiani, la lotta alla povertà…
«Ha detto bene, retorica e basta. Temo che si stia covando un progetto di partito che rompa a sinistra. Io non lo do per scontato. Spero fino all`ultimo che si possa raggiungere un`unità riformatrice del Pd e mi impegnerò per questo».
Il vostro documento dei 25 non è sembrato un inno alla coesione.
«C`è un mito da sfatare. Non è che una parte del Pd è favorevole al superamento del bicameralismo perfetto e un`altra è contraria. Tutto il Pd è d`accordo sia nel superarlo sia sul fatto che il prossimo Senato debba avere cento componenti. Detto, questo, però, abbiamo avanzato alcune proposte. Primo che quei cento senatori siano eletti direttamente dal popolo. In secondo luogo il ripristino di una serie di poteri di verifica e di controllo passati in prima lettura al Senato ma poi cancellati o attenuati alla Camera. Poi, alla luce dell`Italicum che è un sistema ‘ipermaggioritario’, proponiamo diverse modalità di scelta del Presidente della Repubblica e della Corte Costituzionale. Infine, chiediamo che su determinate leggi straordinarie, che riguardano bioetica, amnistia e indulto, sistema di voto nazionale, lib ertàreligiosa, ci sia un`approvazione bicamerale».
Renzi cosa vi ha risposto?
«Finora nulla, né lui, né il suo gruppo dirigente».
Il vostro Capogruppo al Senato Zanda ha invitato chi dissente a pensare all`interesse nazionale e a non utilizzare «tecniche da Ghino di Tacco».
«Siamo molto sensibili all`interesse nazionale e proprio per questo siamo impegnati a evitare che Verdini e gli amici di Cosentino siano utilizzati come stampella di questo progetto di riforma, che altrimenti rischierebbe di fallire».
Cioè, non lo voterete?
«Il processo di riforma deve includere quei punti che le ho esposto. E secondo me va in porto solo se il Pd è unito».
Quanto vi strizzate l`occhio con Fassina, Civati, e Landini?
«Sta dicendo una cosa fuori dall`orizzonte. Certo, loro sono amici e guardo con rispetto alle scelte compiute, ma noi siamo nel Pd come scelta strategica, non occasionale».