Il suo suggerimento a Pietro Grasso, che comunque «qualunque cosa deciderà, per noi non sarà oggetto di polemica», è di non permettere la riapertura della discussione e dunque del voto sul punto più delicato della riforma del Senato, quella del sistema di elezione e della composizione di Palazzo Madama. Un punto sul quale sono state presentate le migliaia di emendamenti della Lega ma dalla modifica del quale dipende anche il voto favorevole di Forza Italia e minoranza pd, che chiedono l’elezione diretta dei senatori.
II problema è che la mag-gioranza deve arrivare a 161 voti che oggi non avete. Come ne uscite?
«Sulla riforma istituzionale si gioca il futuro non tanto della legislatura, quanto del progetto messo in campo dal governo Renzi. Ma il problema non è della maggioranza o del premier, è della minoranza pd e di FI. Sono loro che devono decidere se fermare questo processo o se partecipare con le loro idee e opinioni».
Forse parteciperebbero se voi apriste alle loro richieste.
«Ma le richieste non possono prevedere un arretramento, un blocco. Non si può preten¬ere di rimettere in discussione l’impianto fondamentale della riforma, non sarebbe un atteggiamento costruttivo, anche se stiamo parlando comunque di forze politiche diverse da Lega e M5S che ormai fanno solo un gioco allo sfascio».
Ma se avete bisogno dei loro voti, perché non accogliete le loro richieste?
«Ripeto, se si tratta di modifiche su materie che hanno visto un voto difforme alla Camera rispetto al primo del Senato, discutiamone. Si possono fare passi avanti importanti. Se invece si pretende l’elettività del Senato no: primo, perché ne cambierebbe la natura e si annullerebbe di fatto il monocameralismo; secondo, non si capisce perché si debba cambiare idea tra un passaggio e l’altro».
Ma è la Costituzione che prevede la doppia lettura, e FI
alla Camera ha già votato contro la riforma…
«Il loro ripensamento può anche essere legittimo, anche se non possono appellarsi a
presunte violazioni del patto del Nazareno che non esistono. Ma la minoranza pd, davvero non ha motivi per opporsi, diventa strumentale…».
La vostra durezza non rischia di provocare una crisi di governo?
«Le conseguenze in caso di bocciatura della riforma si vedranno. Ma è chiaro che chi dovesse fermare questo processo e provocare una crisi vincerà il premio di forza più distruttiva degli ultimi 20 anni».
Se la riforma passasse con i voti di Verdini e dei suoi, sarebbe un problema?
«Se la minoranza pd e FI consegnassero il voto decisivo a pochi senatori, commetterebbero un errore fatale. Penso che prevarrà il senso di responsabilità e non accadrà».
Per evitare guai, potreste riaprire sulla legge elettorale, come vi chiedono minoranza pd, FI e non solo?
«In questo momento sostenere che si votano le riforme se si cambia la legge elettorale significa far saltare entrambe. Non credo assolutamente si possa fare. Poi, nei prossimi due anni di legislatura, si vedrà se servirà discutere ancora su questo tema».