In queste ore si definiranno i gruppi parlamentari, il primo punto fermo che gli scissionisti metteranno nella separazione dal Pd. Si sapranno così i nomi di quanti lasciano, l`effettiva consistenza della nuova forza, il peso che potrà avere nel dibattito parlamentare e politico. Doris Lo Moro, capogruppo del partito democratico (ormai ex) in prima commissione affari costituzionali al senato, magistrato, è considerata la candidata naturale a guidare la nuova formazione che nascerà a Palazzo Madama. Alla vigilia della rottura, su di lei si erano concentrate le attenzioni anche come candidata alla guida della stessa commissione, prendendo il posto che è stato di Anna Finocchiaro («vorrei smettere di essere indicata come la candidata…», dice. Per lei nessun ripensamento, tornare sui propri passi, come invocano dal Pd, le è impossibile. «Esco convinta. È un gesto politico necessario».
Domanda. Michele Emiliano vi ha lasciati per correre alla segreteria del Pd. Secondo lui non avete tesi, neanche un nome, il 10% che vi danno i sondaggi gli sembra tanto. Che ha pensato?
Risposta.
Ho pensato che è già in campagna elettorale per il congresso e ha preso la pessima abitudine dei politici che pensano di poter dire qualsiasi cosa.
D. È dura, dopo aver condiviso un percorso.
R
. Mah, abbiamo condiviso alcuni giorni, ho condiviso con lui più il mestiere che la politica. Non mi aspettavo niente.
D. Non ha mai pensato che Emiliano poteva non essere della partita?
R
. Il cambiamento di umore tra direzione e assemblea mi aveva sorpreso. Vedevo un`esasperazione dell`io, anche da come si muoveva, da come attirava l`attenzione su di sé…mi sembrava tanto simile a gente che lasciamo.
D. Si riferisce a Renzi? Emiliano si candida come l`anti-Renzi, ha detto che sono antropologicamente diversi.
R.
Un anti-Renzi che ha lo stesso io esasperato dell`ex segretario.
D. Uscendo dal Pd, sapete quello che lasciate, non sapete quello che trovate. Zero garanzie.
R.
Lo avevamo messo nel conto. Il nostro è un gesto politico di chi crede in un centrosinistra più forte, che ha bisogno di aprirsi per recuperare una parte importante del proprio elettorato e prova a farlo anche all`esterno del Pd. Garanzie non fa parte del nostro vocabolario.
D. Ma alla fine quanti siete?
R.
Questa è la domanda di domani.
D. La decisione di Emiliano di non lasciare il Pd non vi sta erodendo? Al senato vi danno ridotti a neanche una quindicina.
R
. Al senato non c`è stato nessun effetto, siamo sempre gli stessi di prima. Non posso dirlo per la camera non avendone il polso. Sono giorni intensi, ognuno sta vivendo la sua comunità.
D. Ma in cosa siete diversi rispetto a chi rimane? Penso ai voucher, al Jobs act..
R.
Non necessariamente siamo diversi. È diverso l`atteggiamento politico. Soprattutto nella fase d`avvio dobbiamo essere più forti sulla prospettiva programmatica.
D. Possibili intese con Sinistra italiana?
R.
Sul disegno di legge sui minori non accompagnati abbiamo lavorato insieme. Se parla di alleanze, si vedrà.
D. Rispetto a Renzi voi volete la fine naturale della legislatura. Eppure uscendo dal Pd, indebolite il quadro politico della maggioranza e la tenuta del governo.
R.
Non è detto, una maggiore articolazione nel centrosinistra potrebbe rafforzare Gentiloni.
D. Ma sui provvedimenti del governo e della maggioranza che atteggiamento avrete?
R.
La coerenza è una virtù quando riguarda i principi. Cercheremo in futuro di lavorare in maniera dialettica. Il nostro obiettivo non è contrapporci al Pd ma contribuire al centrosinistra.
D. C`è stato un episodio che ha segnato la prima crepa nel suo rapporto conil Pd?
R.
Il ricorso all`emendamento canguro per approvare le riforme e l`Italicum. Sono stati utilizzati strumenti anomali per il lavoro parlamentare.
D. E con Renzi?
R.
La sua reiterata non volontà di ascoltare le opinioni degli altri. È lui che ha la maggiore responsabilità di quanto accaduto. Davanti alle richieste di personalità della maggioranza e della minoranza per evitare la rottura è rimasto sordo, ha tirato dritto come del resto aveva fatto sulle riforme e sul referendum. Ma a volte a tirare dritto si va a sbattere.