“Sulla TAV si potrebbe rompere il giochino di Di Maio e Salvini. Se vogliono andare avanti, uno dei due dovrà piegarsi e spiegare al suo elettorato le ragioni di una eclatante retromarcia”. Lo dice il senatore Salvatore Margiotta, capogruppo Pd in commissione lavori pubblici.
“Ciò che è accaduto nel consiglio comunale di Torino – prosegue Margiotta – dimostra che, sul futuro della Tav Torino Lione la maggioranza potrebbe non reggere più. In una fase in cui le scelte scellerate del governo in materia economica stanno rischiando di portarci verso la recessione, bloccare anche gli investimenti che danno lavoro e generano crescita, significherebbe suicidarsi. E’ del tutto evidente che fermarsi costerà molto di più che continuare l’opera e che il mondo produttivo ha bisogno di una risposta concreta e immediata. Cambiare non significa distruggere. Aspettiamo da Salvini una parola chiara: confermerà quanto detto alla recente Assemblea Ance e cioè che con lui al governo le opere non si bloccano? Tra qualche mese la luna di miele con l’elettorato finirà anche per il vicepremier della Lega che, se continua così – conclude Margiotta- dovrà spiegare al suo elettorato di riferimento perché ha deciso di mandare in malora l’Italia”.